(di Giusy Giullianini)

#PAURA2 SCENDE DALLA CATTEDRA

Da qualche giorno è calato il silenzio sulla seconda edizione di Paura sotto la pelle: tacciono gli intervistatori, le dirette radiofoniche e tutte le concitate attività di comunicazione dell’evento. Un successo queste ultime, del quale devo rendere merito a Dario Villasanta che, pur essendosi unito al team organizzativo solo nell’ultimo mese, ha saputo coinvolgere media e ospiti nel fine comune di dare risalto alla manifestazione.

Tacciono anche i messaggi di ringraziamento di relatori e pubblico, che nel dopo evento si sono inseguiti al mio indirizzo regalandomi l’emozione più grande: la conferma di aver condiviso con loro, protagonisti eccellenti della scena intellettuale, un modo diverso di fare cultura. Senza nulla togliere alla qualità spettacolare dell’incontro, hanno infatti saputo dar vita a un prezioso confronto tra le formule più congeniali a ognuno. E un brivido di orgoglio lo provo appunto, concedetemelo, per il tocco felice con cui Fabio Mundadori e io abbiamo scelto gli ospiti da invitare nella sezione de La paura nelle parole, come ha fatto Giovanni Modica in quella de La paura nelle immagini.

L’unico rammarico resta per l’avidità di aver voluto così tanti ospiti, cui non abbiamo saputo rinunciare, che ha un po’ sacrificato lo spazio al quale ognuno di loro avrebbe avuto diritto. Molti già amici, altri lo sono diventati, tutti indimenticabili. Hanno dato vita per noi a due giornate straordinarie, sul palco e nei momenti conviviali. Li ringrazio, uno per uno: siete speciali.

Il palcoscenico universitario poi, al quale abbiamo potuto accedere grazie alla generosa accoglienza del Dipartimento di Filologia, ha regalato alla rassegna una credibilità particolare e ha coinvolto, durante i seminari della mattina e negli incontri pomeridiani, una platea di studenti preparati e attenti, la terza generazione che ha partecipato all’evento, a dimostrazione che il tema della paura non conosce barriere anagrafiche. Ringrazio la prof.ssa Benvenuti, vice direttore del Dipartimento, e il prof. Weber, nostro moderatore d’eccezione per il secondo anno consecutivo, della fiducia da subito accordata al nostro progetto. Un grazie speciale anche alla prof.ssa Di Fazio, per avere saputo appianare qualunque difficoltà logistica derivante dal nostro inserimento in ambito istituzionale.

Sono grata a tutti i nostri media partner, tanti, che hanno dimostrato la loro fiducia nell’evento affollando di logoi le nostre locandine e contribuendo fattivamente alla sua diffusione. Permettetemi tra loro un cenno particolare alle mie amiche Cristina Aicardi di MilanoNera e Annamaria Lucchese di Babette Brown legge per voi, in rispettiva trasferta da Milano e Roma, che hanno confermato oltre ogni dubbio quanto possa essere stimolante e collaborativo lavorare tra donne intelligenti. Siete uniche!

Le luci ora si spengono, com’è giusto che sia, in testa tante idee per una nuova edizione. Le prime due non sono state perfette e certo non rappresentano una strada appianata verso la serialità della manifestazione. So bene che tanto c’è ancora da imparare ma delusioni e rimpianti non appartengono forse a qualunque progetto? Chi mi conosce sa che recriminazioni e polemiche non mi appartengono, io preferisco andare avanti. Credo quindi che la seconda edizione di Paura sotto la pelle abbia meritato lo sforzo.

E ora, mentre alle mie orecchie risuona ancora la campanella universitaria che venerdì 30 ha segnalato la chiusura del Dipartimento e la fine del nostro evento, #Paura2 scende dalla cattedra .

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